Vivere con il gatto

Come ha fatto il gatto selvatico a diventare il micio di casa

Per il gatto, a differenza del cane, le tappe che l’hanno portato a diventare il dolce micino che hai accoccolato in grembo non sono così chiare.

Invece è chiarissimo che è stato lui a lasciarsi addomesticare un bel po’ di tempo dopo l’addomesticamento degli altri animali domestici e da cortile.

Ha snobbato noi bipedi finché eravamo nomadi e ha deciso di avvicinarci solo quando siamo diventati stanziali all’epoca degli antichi egizi quando ha deciso  di stabilirsi in prossimità delle città e dei villaggi egizi per cacciare i topi che minacciavano gli abbondanti raccolti.

Nota bene che rimarco sempre il fatto che ha deciso lui di avvicinarsi a noi, e non viceversa, infatti come dice National Geographic,  “i gatti si sono addomesticati da soli”  Occhiolino  e sono stati proprio topi e ratti a favorire l’avvicinamento tra noi e loro, in pratica i gatti seguivano i topi e sono inciampati dentro di noi!

Mai incontro fu più azzeccato, tanto azzeccato che gli egizi si sono letteralmente innamorati dei nostri piccoli felini tanto da adorarli come vere e proprie divinità, sia perché aiutavano a difendere le loro preziose scorte di cereali e tenendo lontani i topi tenevano lontane le malattie, sia per la loro indole riservata e misteriosa.

La dea Bastet veniva proprio raffigurata come una donna con la testa di gatto, era vietato far male o uccidere un gatto (la pena era la morte) e per le famiglie egizie il micio di famiglia, detto “Mau”, veniva seppellito con grandissimi onori.

Dall’Egitto il gatto arrivò fino in Grecia e nell’antica Roma e in breve tempo sostituì altri piccoli animali che i romani tenevano per cacciare i topi e si fece conoscere in tutta Europa.

Purtroppo intorno al 1200 le sue caratteristiche di fierezza e mistero e il collegamento con molti riti pagani misero il gatto in una posizione scomoda, durante tutto il Medioevo le superstizioni cristiane associarono i gatti al diavolo, alcuni tipografi e autori dell’epoca equipararono addirittura << il modo con cui i gatti catturano i topi a quello con cui il diavolo si impadronisce delle anime>>.

Per oltre 400 anni il gatto fu cacciato insieme alle presunte streghe e tantissimi micini vennero torturati e trucidati, malgrado la loro utilità nel tenere lontane le malattie portate dai ratti la superstizione e l’ignoranza ebbero il sopravvento.

Ovviamente anche i ratti, ormai senza più cacciatori naturali, iniziarono a dominare incontrastati le città già in condizioni igieniche precarie e la diffusione della peste sterminò milioni di persone.

In realtà a trasmettere la peste (e altre malattie) è un particolare tipo di pulce che predilige proprio i ratti e viene detta “pulce del ratto orientale”.

Il gatto fu riabilitato solo quando, verso la fine della gravissima epidemia che ha flagellato l’Europa dell’epoca, fu scoperta la vera causa del contagio, cioè l’enorme aumento dei ratti.

Riabilitato ma non ancora amato, il nostro micio è tornato amatissimo animale domestico solo dal XVIII secolo e finalmente di nuovo protagonista anche di opere d’arte e opere letterarie anche per bambini, come nella favola “Il Gatto con gli Stivali2 di Charles Perrault pubblicata nel 1697 in cui le doti di astuzia del gatto venivano finalmente riabilitate.

Tornava nelle campagne per cacciare i topi nelle fattorie ma, soprattutto, veniva apprezzato dai nobili e come esempio di meticolosa pulizia.

L’allevamento e la distinzione delle razze invece sono cominciati a Londra, con la prima mostra felina del 1871.

Recenti ricerche hanno scoperto che il DNA del gatto selvatico che si è avvicinato per la prima volta all’uomo è quasi identico a quello del nostro micino, è una scoperta importantissima che ci fa capire che il gatto è rimasto veramente fedele a sé stesso in tutti questi anni, ma è anche una cosa sicuramente chiara a tutti noi che viviamo con un gattino, vero?

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